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13 Luglio 2017
Indagine Censis-Gewiss. Italia: un Paese di imprenditori "illuminati"?

Aldo Bigatti
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COMUNICATO STAMPA

 

INDAGINE CENSIS – GEWISS

ITALIA:

UN PAESE DI IMPRENDITORI “ILLUMINATI”?

 

L’ILLUMINAZIONE NEI LUOGHI DI LAVORO SECONDO UN’INDAGINE CENSIS/GEWISS

 

Privato è meglio che pubblico? Nel caso della qualità del settore illuminotecnico, la risposta è sicuramente si. Se è vero, infatti, che un italiano su due negli ultimi 12 mesi si è sentito insicuro in un luogo pubblico a causa della scarsa illuminazione[1] bisogna dire che per quanto riguarda il settore privato – e in particolar modo la percezione della luce negli ambienti lavorativi – la soddisfazione degli italiani si rivela essere nettamente più alta.

Secondo un’indagine condotta da Censis per conto di Gewiss, azienda italiana che opera a livello internazionale nella produzione di soluzioni e prodotti per la domotica, l'energia e l'illuminotecnica, per l’80% dei lavoratori nazionali, l’illuminazione del proprio luogo di lavoro è adeguata ed efficace rispetto alle mansioni assegnate.

Eppure non è da trascurare il 17,2% degli intervistati, pari a 3,7 milioni di italiani, che non ritiene adeguata l’illuminazione nel proprio ambiente lavorativo: una consistente minoranza che, a causa della scarsa luce, presenta soggettivi problemi visivi che impattano negativamente sul loro lavoro.

I più insoddisfatti in assoluto si rivelano essere gli operai dell’industria: ben 4 su 10, ovvero il 43,4%, dichiarano di non godere di luce adeguata per lavorare, complice anche il fatto di non poter gestire e modulare autonomamente la luce durante l’attività lavorativa.

L’autonomia della gestione della luce localizzata emerge essere il vero valore aggiunto per la maggior parte dei lavoratori. Esiste infatti una correlazione positiva tra gestione autonoma della luce e percezione di lavorare in un ambiente adeguatamente illuminato: l’84% dei lavoratori che gestiscono e regolano autonomamente la luce (sia localizzata che generale) valutano molto positivamente e adeguato il proprio luogo di lavoro. Al contrario, si è riscontrato che i lavoratori privi di autonomia nella gestione dell’illuminazione hanno un rischio doppio di essere insoddisfatti dell’illuminazione sul posto di lavoro

 

Salute e benessere: le nuove esigenze visive

Che si tratti di lavori tradizionali o delle nuove professioni digitali nate in questi ultimi anni, una cosa è certa e universale: una buona illuminazione è essenziale e fondamentale per la salute di tutti i lavoratori. Rispetto al passato, infatti, i problemi legati alla vista dei lavoratori sono aumentati esponenzialmente. Questo perché l’età media dei lavoratori risulta essere nettamente più alta: i lavoratori under 35 anni sono diminuiti dal 1993 a oggi del 42,6% passando da 8.730.000 nel 1993 a 5.008.000 nel 2015, mentre i baby boomers (nati tra il 1945 e il 1964) sono aumentati nello stesso arco temporale del +39%. In poco più di vent’anni i lavoratori compresi tra i 15 ai 24 anni sono diminuiti del -64,9%, mentre gli over 55 sono aumentati del +77,4%.

L’età più alta dei lavoratori, insieme alla precocità dei problemi di visivi anche tra i più giovani, impongono assolutamente una particolare attenzione alla qualità dell’illuminazione nei luoghi di lavoro.

 

I più insoddisfatti sono i Millenials

La categoria di lavoratori che, secondo la ricerca del Censis, si dimostra essere la più sensibile su questo tema è proprio quella dei Millenials, dimostrando il fatto che la rilevanza e l’importanza della luce sul posto di lavoro non è indotta solo dall’innalzarsi dell’età media dei lavoratori italiani, ma si lega a una serie di fattori culturali dei gruppi sociali coinvolti. Nello specifico i Millenials considerano la luce come fattore di benessere e sostenibilità, in linea coi valori che li collocano sulla frontiera più avanzata dell’innovazione sociale e di stili di vita “green”. E sono quindi loro, i Millenials, a giudicare come inadeguata la luce del proprio luogo di lavoro (24%): +9,1% di insoddisfatti rispetto ai lavoratori più anziani e ai baby boomers.

 

Dalla prospettiva degli impreditori: consumare meno, consumare meglio

Sulla questione dell’illuminazione efficiente, i buoni propositi da parte degli imprenditori ci sono, anche se allo stadio attuale non c’è ancora un’onda lunga di investimenti e progettualità estesa a tutto il sistema.

Una cosa è certa: eliminare le pratiche energivore dalle aziende perseguendo un’illuminazione invece più efficiente e sostenibile, sta diventando sempre più una scelta virtuosa e urgente per la gran parte degli imprenditori italiani. Questo, oltre ad andare a beneficio dell’ambiente e dei lavoratori, si traduce anche in una diminuzione della spesa aziendale.

Il 51,2% degli imprenditori intervistati dichiara, infatti, di aver adottato misure specifiche per risparmiare sui consumi derivati dall’illuminazione tramite l’introduzione di sistemi di illuminazione LED ad alta efficienza (scelti dall’82,2% degli intervistati), seguita dall’installazione di sistemi automatici di spegnimento delle luci (24,8%) e dall’introduzione di sistemi regolamentazione automatica del flusso luminoso (8,7%).

Si tratta di interventi importanti ma ancora lontani da una logica di governance globale dell’illuminazione, con soluzioni smart, flessibili, ad alta personalizzazione e autonomia.

La consapovolezza di quanto sia importante la qualità dell’illuminazione all’interno dell’azienda è confermato anche dalla larga percentuale di imprenditori – ben l’88,5% - che ritiene che illuminare adeguatamente il luogo di lavoro consente di rendere l’ambiente più confortevole, generando un positivo impatto sulla voglia dei lavoratori di recarvisi.

 

Gli enti più virtuosi? Le imprese più grandi e quelle localizzate nel Centro Italia

Ripianificare i consumi di energia è oggi essenziale per trovare nuovi e migliori equilibri tra qualità della luce e benessere delle risorse.

Ad oggi il 33% delle imprese italiane ha già ripianificato gli utilizzi di energia per ridurne il consumo. Di questa percentuale, il 52% è costituito dalle imprese più grandi (con 50 addetti e oltre), il 34% è formato da imprese medie (dai 10 ai 49 addetti) mentre il 33% da quelle piccole (meno di 9 dipendenti). Sono quindi le imprese più grandi quelle che hanno risposto prima e meglio alla sfida della sostenibilità nei consumi di energia.

Un’altra variabile decisamente rilevante è la collocazione territoriale. Il 44% delle imprese italiane che hanno ripianificato gli utilizzi di energia per ridurre i consumi, hanno sede nel Centro Italia (+11% rispetto alla media nazionale) seguite dalle imprese localizzate nelle Isole (36%). Per il Nord il numero si aggira attorno al 29% (-4% rispetto alla media nazione) mentre per il sud la quota è 26% (-6% rispetto la media nazionale).

 

Aldo Bigatti, Direttore Marketing e Vendite International – Business Unit Light Gewiss, ha così commentato: “Certamente, come evidenziato dalla ricerca, molte aziende hanno investito ristrutturando, negli ultimi anni, i vecchi impianti di illuminazione con quelli di nuova generazione a LED, ma c’è ancora molto da fare. La riduzione dei consumi e dei costi di manutenzione, ormai fattori acquisiti dalle aziende, non devono prescindere dalla fondamentale importanza del comfort dei lavoratori garantito solo da un impianto ad elevato controllo della luce. Per questo i tempi di ritorno dell'investimento, sempre molto eccellenti, non devono precludere l’eccellenza di soluzioni tecnologiche che possano garantire questi parametri di qualità”.



[1] Ricerca Censis e Gewiss: ”Progetto Luce: far uscire dall’ombra il settore illuminotecnico”; novembre 2016.




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