Comunicato Stampa
Deloitte: maturità digitale e resilienza energetica migliorano le performance economiche delle imprese manifatturiere italiane
L’IA accelera la trasformazione della fabbrica, ma nel prossimo triennio l’81% delle ore dedicate alle attività del settore sarà ancora guidato dalle persone
- Il 63% delle PMI manifatturiere italiane valuta buono o elevato il proprio livello di adozione digitale, ma lo considera inferiore alla media del settore (77%);
- L’automazione è la principale finalità degli investimenti in IA delle grandi aziende industriali italiane. In Europa, oltre l’80% sperimenta già gli agenti autonomi;
- Oltre il 60% delle PMI manifatturiere in Italia punta sul digitale per individuare fornitori alternativi, mentre una quota analoga delle grandi imprese investe nel risk management della filiera;
- Solo un terzo delle aziende manifatturiere europee ha integrato ampiamente le tecnologie verdi e appena il 20% dispone di competenze e risorse adeguate per un’adozione su vasta scala.
Il settore manifatturiero italiano è in ripresa nonostante il contesto internazionale segnato da sfide che incidono su continuità operativa e capacità di preservare i margini. In questa fase le imprese che investono nel digitale, nella resilienza energetica e nella relazione con il cliente mostrano una maggiore capacità di generare margini operativi. L’intelligenza artificiale si conferma un abilitatore trasversale e, secondo il 67% delle PMI manifatturiere italiane coinvolte nell’analisi di Deloitte, la sua adozione è determinante per crescita e competitività. L’automazione rappresenta oggi la finalità più importante per cui le principali aziende italiane del settore stanno esplorando o implementando soluzioni di IA mentre in Europa oltre l’80% delle grandi imprese industriali sta già sperimentando l’utilizzo di agenti autonomi.
Sono queste alcune delle evidenze del report Deloitte “La manifattura industriale in Italia 2026 – Le dinamiche della catena del valore e le leve strategiche per la competitività”, che approfondisce le priorità strategiche del settore e le trasformazioni in atto. Oltre alle evidenze quantitative, lo studio raccoglie - attraverso una serie di interviste - il contributo diretto di figure di vertice di sei aziende leader nei rispettivi segmenti di mercato come ABB, Hitachi Rail, Schindler, Irsap, Bitron Electronics e Bonfiglioli.
“Il settore manifatturiero italiano – dichiara Andrea Muggetti, Industrial Products & Construction Sector Leader di Deloitte – sta dimostrando una significativa capacità di adattamento e dispone di fondamentali solidi per affrontare sia l’attuale fase di consolidamento sia una successiva fase di ripresa. I risultati del report mostrano come le imprese possano tradurre questa capacità in maggiore competitività agendo concretamente su diversi fronti: dalla digitalizzazione alla resilienza energetica, fino alla costruzione di una relazione sempre più forte con il cliente. Per farlo, serve una visione integrata della catena del valore, sostenuta da una forte sponsorship del management, investimenti e capacità di adattamento continuo. Sarà fondamentale, inoltre, cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e dalla sua integrazione nei processi, come strumento a supporto delle persone e nell’evoluzione dei modelli operativi. Le aziende che sapranno orchestrare in modo coerente tecnologia, processi e persone saranno quelle meglio posizionate per trasformare le evoluzioni in corso in opportunità di crescita e consolidare la propria competitività nei prossimi anni”.
Gli ambiti chiave della digitalizzazione
La trasformazione digitale è percepita come una priorità strategica per le PMI manifatturiere italiane, con 9 su 10 che la ritengono l’investimento più importante per incrementare il valore dell’impresa. Il 63% valuta buono o elevato il proprio livello di adozione digitale, anche se questo rimane inferiore alla media del settore (77%).
Le aziende puntano sempre più su tecnologie digitali, dati e competenze per costruire fabbriche intelligenti, connesse e resilienti, concentrandosi su tre ambiti chiave: smart manufacturing, logistica automatizzata e manutenzione predittiva. Su quest’ultimo fronte, dichiara di essere già attiva quasi una su due tra le grandi aziende del settore in Italia. I leader intervistati da Deloitte osservano benefici soprattutto in termini di qualità del prodotto e della precisione dei processi, oltre a impatti positivi su produttività, efficienza e capacità di pianificazione. Un modello chiamato a fare leva sull’intelligenza artificiale, una tecnologia abilitante capace di amplificare il valore del talento umano in un settore in cui, analizza Deloitte, oltre l’80% delle ore lavorative resterà guidato dagli esseri umani anche nei 3 prossimi anni, a conferma del ruolo complementare, e non sostitutivo, dell’IA.
“L’evoluzione verso la fabbrica intelligente – afferma Cosimo Luca Negro, Technology & Transformation Leader di Deloitte per il settore Industrial Products & Construction – risponde all’esigenza delle imprese manifatturiere di convergere verso un modello produttivo digitale, tecnologicamente avanzato e sostenibile, in grado di rispondere con rapidità e precisione alle pressioni del mercato. Questo non significa soltanto adottare nuove tecnologie, ma costruire un ecosistema capace di utilizzare i dati per anticipare le discontinuità, aumentare la produttività e sostenere qualità, efficienza e innovazione. In questo percorso, l’IA rappresenta un ulteriore acceleratore. La sfida, tuttavia, non è solo sperimentare nuovi casi d’uso, ma riuscire a portarli su scala: integrarli nei processi e nei diversi stabilimenti richiede dati affidabili, modelli operativi coerenti e competenze adeguate. È in queste condizioni che il valore dell’IA può emergere, attraverso un approccio ‘human-in-the-loop’, in cui tecnologia e competenze umane lavorano insieme e le persone mantengono un ruolo centrale nelle decisioni. In un contesto caratterizzato dalla continua ricerca di nuove competenze, l’IA può amplificare il talento umano, ma non sostituirlo. Per questo, gli investimenti tecnologici dovranno andare di pari passo con lo sviluppo delle competenze e la capacità di attrarre e valorizzare i talenti”.
La necessità di co-sviluppo umano e tecnologico emerge anche nel report DESI 2026 della Commissione Europea: le aziende italiane hanno margine di miglioramento sia nello sviluppo di competenze digitali (54% persone con competenze digitali di base vs. 80% target EU 2030) che, conseguentemente, nell’adozione dell’IA (16% nelle aziende italiane vs. 75% target EU 2030).
Sostenibilità e nuove tecnologie verdi
Digitalizzazione e innovazione tecnologica sono fondamentali per rendere lo sviluppo del settore non solo più efficiente, ma anche più sostenibile. I modelli di Smart Factory, attraverso l’integrazione di macchinari, processi e persone in un ecosistema basato sui dati consentono di monitorare le attività in tempo reale, prevedere gli impatti ambientali e ottimizzare l’utilizzo di risorse ed energia, contribuendo a ridurre significativamente l’impronta di carbonio degli asset produttivi.
In Europa, oltre il 90% delle aziende manifatturiere indagate da Deloitte dichiara di essere in linea o in anticipo rispetto ai propri obiettivi di sostenibilità, mentre un’impresa su tre punta a raggiungere il net-zero entro il 2045. In questo percorso, l’Italia parte da una posizione favorevole, grazie a un ruolo di primo piano a livello europeo nell’economia circolare. Secondo Deloitte, per accelerare il raggiungimento degli obiettivi è necessario innanzitutto ampliare l’adozione delle tecnologie verdi per migliorare l’efficienza energetica. Oggi, infatti, solo un terzo delle aziende manifatturiere europee le ha già integrate in modo esteso nelle proprie operations e appena il 20% ritiene di disporre delle competenze e delle risorse necessarie per un’adozione su vasta scala. Al tempo stesso è fondamentale estendere gli interventi lungo l’intera catena del valore, coinvolgendo fornitori e clienti per accelerare la decarbonizzazione della filiera.
Le sfide per le catene di fornitura
La supply chain è un’altra priorità strategica delle aziende manifatturiere, in una fase in cui instabilità geopolitica, tensioni commerciali e rischio di un crescente protezionismo continuano a influenzare la disponibilità dei materiali, la prevedibilità delle rotte internazionali e la continuità degli approvvigionamenti. Secondo l’analisi di Deloitte, in Europa il 77% delle aziende manifatturiere produce fuori dal continente per servire il mercato domestico e la logistica rimane un fattore di costo rilevante: per il 37% delle imprese incide per oltre il 10% dei costi di produzione.
In questo scenario, la supply chain è chiamata a evolvere verso modelli più preventivi, resilienti e collaborativi, capaci di anticipare le disruption, proteggere la continuità operativa e rafforzare competitività e sostenibilità economica lungo l’intera catena del valore. Le analisi Deloitte evidenziano segnali concreti in questa direzione: ad esempio più del 60% delle PMI manifatturiere in Italia si orienta verso soluzioni digitali per individuare fornitori alternativi e migliorare la forza e l’agilità della catena di fornitura, mentre una quota analoga delle grandi imprese italiane analizzate investe in modelli avanzati di risk management lungo la filiera e in parte sviluppa partnership strategiche con i fornitori chiave.
La relazione con i clienti al centro
Infine, l’analisi di Deloitte evidenzia come, in un contesto di crescente pressione competitiva, la capacità di generare valore e costruire fiducia attraverso una customer experience distintiva rappresenti una leva sempre più importante di competitività. Non a caso, i leader di 5 su 6 tra le aziende coinvolte nelle interviste indicano che la capacità di garantire una relazione continua, trasparente e reattiva lungo l’intero customer journey sia un fattore chiave di competitività.
In questo percorso, il digitale gioca – anche qui – un ruolo centrale, consentendo di evolvere l’esperienza del cliente sia sul piano della relazione (ad esempio attraverso maggiore facilità di comunicazione e collaborazione) sia su quello del valore generato dai dati. La raccolta e l’analisi in tempo reale di informazioni operative e prestazionali permettono infatti di monitorare lo stato e l’efficienza degli asset, prevedere guasti e inefficienze e intervenire in modo preventivo, trasformando il prodotto in una fonte continua di valore per il cliente.
A beneficiarne è anche l’aftermarket, che assume un ruolo sempre più strategico come leva di customer retention: servizi più evoluti e personalizzati possono rafforzare la fiducia, aumentare la soddisfazione e consolidare la relazione con il cliente ben oltre la vendita iniziale. Un’evoluzione già in atto: almeno tre quarti delle grandi imprese italiane analizzate da Deloitte comunicano il presidio di quest’area di business.
|