Comunicato Stampa
Derbigum, dal 2027 il riciclo delle coperture anche in Italia
Le città come nuove miniere urbane di materie prime, dai vecchi tetti le risorse per costruire quelli del futuro.
Il programma coinvolgerà gli installatori e alimenterà la produzione di nuove membrane. Franco Villa: «La circolarità prende forma quando il cantiere e lo stabilimento produttivo diventano anelli della stessa filiera».
Dai tetti da rifare una materia prima per nuove coperture: dal 2027 anche in Italia sarà possibile recuperare le vecchie membrane impermeabili e avviarle al riciclo. L'azienda estende così al mercato italiano un programma già attivo in altri Paesi europei. Finora nel nostro Paese venivano raccolti soltanto gli sfridi di membrane nuove generati durante la posa, mentre dal prossimo anno il recupero riguarderà anche i materiali rimossi nei lavori di rifacimento dei tetti. Il servizio sarà disponibile per gli interventi realizzati con nuovi prodotti Derbigum e attraverso la rete degli Applicatori Approvati DAC. Le membrane rimosse verranno raccolte e selezionate dagli installatori, quindi inviate allo stabilimento di Perwez, in Belgio. Qui il bitume sarà trattato per essere riutilizzato nella produzione di nuove membrane impermeabili. Il materiale recuperato resterà così all'interno della stessa filiera produttiva.
«La circolarità non riguarda soltanto la composizione di un prodotto, ma anche quello che succede quando arriva a fine vita - spiega Franco Villa, country manager di Derbigum Italia -. Una copertura da rimuovere può contenere materiali ancora utilizzabili: recuperarli significa ridurre i rifiuti e il ricorso a materie prime vergini».
Il recupero delle vecchie coperture in casa Derbigum è partito in Belgio nel 2010. Nel 2020, con il lancio del programma No Roof To Waste (NRTW), il recupero dei vecchi tetti è stato esteso a Paesi Bassi e Francia, mentre quest'anno ha raggiunto la Danimarca. NRTW è un progetto internazionale sviluppato per rigenerare il bitume proveniente da vecchie membrane, scarti di produzione e sfridi di installazione. La nascita di questo programma è stata possibile grazie all’impegno di Derbigum nel riciclo avviato già negli anni Novanta, quando non esistevano ancora normative internazionali che richiedessero di mettere in atto tali processi. Grazie a questo processo, infatti, già nel 2009 c'è stata l'introduzione delle membrane Derbicoat NT e Derbigum NT, contenenti bitume riciclato. Più recente è il passaggio legato a Novitumen®, una tecnologia innovativa grazie alla quale il materiale ottenuto è composto interamente da bitume riciclato, senza aggiunta di bitume vergine. Il primo prodotto realizzato con questa tecnologia, Derbicoat NOVI P, è stato introdotto in Italia proprio nel 2026. Per sostenere lo sviluppo dei processi di riciclo e della produzione, l'azienda ha di recente annunciato un investimento di 5 milioni di euro nello stabilimento di Perwez nei prossimi anni. L'impianto ha una capacità di riciclo dichiarata di circa 5.000 tonnellate all'anno, capacità che Derbigum punta ad aumentare a 25.000 tonnellate all’anno per sostenere la produzione di più prodotti contenenti maggiori percentuali di materia prima riciclata.
L'ampliamento del sistema di recupero Derbigum si inserisce in un quadro normativo europeo sempre più orientato all'economia circolare. La Direttiva quadro sui rifiuti promuove il recupero e il riciclo dei materiali da costruzione, mentre il nuovo Regolamento europeo sui prodotti da costruzione (CPR 2024/3110) rafforza l'attenzione alla sostenibilità, all'impiego di materie prime seconde e alla riciclabilità dei prodotti a fine vita. In questo scenario, Derbigum, che dal 2022 fa parte del Gruppo irlandese Kingspan, consolida il proprio impegno nel recupero degli sfridi di posa e delle membrane provenienti dalle vecchie coperture, anticipando le esigenze di un settore sempre più attento alla riduzione dei rifiuti e all'uso responsabile delle risorse.
«Il recupero non si esaurisce nella raccolta dei materiali - osserva Franco Villa -. Per riportarli nel ciclo produttivo servono impianti, tecnologie e investimenti. È necessario che il lavoro fatto nei cantieri trovi una continuità nello stabilimento produttivo, dove il materiale viene trattato e trasformato in una nuova materia prima».
In Italia il ruolo operativo sarà affidato agli Applicatori Approvati Derbigum. Saranno loro a individuare i progetti in cui è possibile attivare il recupero, gestendo il rapporto con il cliente e supportati dal team Derbigum, potranno organizzare la raccolta delle vecchie coperture. Il servizio sarà subordinato alla scelta di rifare l’impermeabilizzazione della copertura con materiali Derbigum.
«Gli applicatori sono il collegamento tra il progetto di recupero e la sua realizzazione concreta - sottolinea Franco Villa -. Sono presenti nei cantieri, seguono la rimozione delle vecchie coperture e potranno proporre ai clienti anche questa possibilità. La circolarità prende forma quando il cantiere e lo stabilimento produttivo diventano anelli della stessa filiera».
Con il recupero delle membrane a fine vita, Derbigum dimostra che si può adottare un approccio differente: anziché considerare le vecchie coperture come semplici rifiuti, è possibile utilizzarle come depositi di materie prime da recuperare e reintrodurre nel ciclo produttivo. Le città diventano così le nuove miniere di materie prime e i vecchi tetti diventano una risorsa per costruire quelli del futuro.
www.derbigum.it
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